I benefici della socializzazione nella terza età

Studi di natura psicologica hanno rilevato che la spinta alla socializzazione non diminuisce con l’accumularsi degli anni.
Al contrario, il bisogno di contatto umano in certi casi aumenta sensibilmente.

Benché l’età avanzata li esponga maggiormente a situazioni difficili e provanti, gli anziani risultano meglio equipaggiati a livello emotivo per affrontare e gestire esperienze negative come ad esempio una malattia cronica, oppure la perdita di un familiare.

Naturalmente, il fattore fondamentale per mantenere tale positività negli anni è uno stato di salute il più possibile stabile, e anche in tal senso la socializzazione presenta svariati vantaggi.

I benefici della socializzazione

Vari studi rivelano la socializzazione nella terza età:

  • promuove il moto, anche se si tratta soltanto di andare a trovare un parente o fare una passeggiata con gli amici;
  • ricorda all’anziano di sottoporsi a controlli medici frequenti, tramite lo scambio di opinioni coi conoscenti;
  • rallenta il declino cognitivo, in alcuni casi fino al 70%;
  • ritarda l’insorgere di condizioni degenerative quali demenza e Alzheimer;
  • mantiene attiva la memoria;
  • promuove l’autostima e il senso di inclusione;
  • crea intorno all’anziano una rete di supporto emotivo e finanziario.

Tutti benefici di importanza cruciale per promuovere una longevità felice.

Proprio per queste ragioni, i servizi di casa di riposo Domus Santa Rita, da sempre attenta alle esigenze dei suoi ospiti, favoriscono la continuità dei rapporti sociali e oltre alle specifiche esigenze dei singoli.

Contattaci per tutte le informazioni!

I benefici dell’adozione di un animale per gli anziani.

L’adozione di un animale da compagnia per gli anziani può essere un ottimo metodo per allungare la vita e per trascorrere in salute gli anni dopo il pensionamento.

Sono numerosi, infatti, gli studi che rilevano come avere un cane o un gatto sia basilare per aiutare le persone a condurre un’esistenza sana e attiva anche dopo la pensione.

I vantaggi di questa scelta riguardano vari aspetti: primi fra tutti il movimento e la compagnia.

Movimento

Accudire un animale significa occuparsi di tutte le sue necessità, non solo quelle che riguardano l’alimentazione e l’igiene, ma anche quelle più ludiche che comprendono passeggiate e giochi.
Queste attività “obbligano” le persone ad essere più attive, andare a passeggio ed uscire, mantenendo così corpo e mente allenati. Inoltre, il fatto che questi compiti debbano essere svolti quotidianamente, creano una vera e propria routine positiva e salutare.

Compagnia

Uno dei bisogni più importanti per una persona anziana è sicuramente quello di avere una compagnia.
Molto spesso, infatti, gli anziani si ritrovano fare i conti con la solitudine, causa principale della depressione senile.

La compagnia di un animale, può colmare questo vuoto, a volte molto profondo.
L’allegria dei cuccioli, la fedeltà, l’affetto che i nostri amici a quattro zampe ci trasmettono incidono fortemente sulla salute psichica dei nostri nonni.

Cani e gatti sono una valida compagnia, dato che molte razze sono particolarmente indicate per vivere in appartamento, mentre altre per essere di supporto in caso di malattie neurodegenerative.

Quali animali sono consigliati?

Ma allora quale amico dovremmo scegliere per i nostri cari?
Sicuramente i più indicati sono cani o gatti adulti. Il consiglio è di evitare i cuccioli che richiedono uno sforzo maggiore per poter gestire l’esuberanza della giovane età.

Se la a scelta ricade su un cane, da prendere in considerazione è anche la taglia.
Nella maggior parte dei casi sono preferibili cani di piccole dimensioni così da permettere una gestione migliore.

I gatti, invece, sono in generale più indipendenti e richiedono sicuramente meno fatica.

Gli effetti dei deficit sensoriali sugli anziani.

La perdita parziale di uno o più di uno dei cinque sensi può compromettere drasticamente la vita di un anziano.

È importante, infatti, allenarli mantenendoli sempre attivi, cercando di conservarne l’autonomia.
Solo in questo modo è possibile mantenere un adeguato livello di interazione con gli altri e con l’ambiente circostante.

Recenti studi hanno constatato che circa il 94% degli anziani soffre di almeno un deficit sensoriale tra calo di vista, udito, olfatto, gusto o tatto.
Il 38% invece ha deficit relativi a due sensi contemporaneamente, il 28%  ha deficit relativi a tre, quattro o a tutti e cinque i sensi.

La riduzione sensoriale età-dipendente è fisiologica, ma il messaggio importante da dare alle persone è che un deficit di senso non va mai trascurato.
Quando la riduzione delle funzioni sensoriali supera una certa entità, i rischi possono essere particolarmente importanti. Per questa ragione bisogna sempre allertare il proprio medico.

Gli effetti dei deficit sensoriali

La riduzione della vista, ad esempio, predispone l’anziano al rischio cadute, limitando quindi l’autonomia.

La riduzione dell’udito, oltre a limitare la vita sociale impedendo una efficace comunicazione, può modificare sensibilmente anche le capacità cognitive, strettamente legate alla possibilità di interfacciarsi con il mondo.

Per quanto riguarda il gusto e l’olfatto, va sicuramente sottolineato il ruolo che hanno questi sensi sulla nutrizione. La perdita di questi sensi può favorire la malnutrizione da carenza di alcuni nutrienti, modificando le abitudini alimentari e allontanando il paziente da cibi indispensabili.

Con la perdita del tatto, che si associa alla perdita della sensibilità al dolore e al calore, il rischio di incidenti cresce.

Uno studio americano ha esaminato la diffusione di questo tipo di deficit tra gli anziani ed ha coinvolto un vasto campione di 3050 persone tra i 57 e gli 85 anni.
Il deficit sensoriale più comune, riguardante il 74% dei partecipanti allo studio, riguarda una diminuzione del senso del gusto.

 

Hai difficoltà a gestire il tuo caro?
Scegli la casa di riposo Domus Santa Rita, che garantisce a tutti i suoi ospiti un’assistenza professionale per mantenere alta la qualità della vita.

Perché scegliere strutture specializzate in caso di Alzheimer?

L’Alzheimer è una delle emergenze silenziose dei nostri giorni. Nel mondo sono circa 50 milioni le persone affette da demenza e il numero nei prossimi anni è destinato a triplicare. Questa malattia ha ripercussioni non solo sulle persone che ne sono affette, ma anche su chi se ne prende cura, spesso solo e impreparato ad affrontarla. Prendersi cura in casa di una persona affetta da demenza è però molto complesso. Il più delle volte i parenti non sono pronti ad affrontare una malattia così difficile, anche perché diversa da un caso all’altro. È importante fare affidamento a medici e strutture specializzate per diversi motivi. Innanzitutto, una diagnosi precoce può aiutare a rallentare l’avanzamento della malattia. Inoltre rivolgersi a persone competenti ed esperte nel settore, aiuta ad affrontare tutte le difficoltà che l’Alzheimer comporta.

La scelta di una struttura adeguata

Scegliere una struttura adeguata, in grado di ospitare persone anziane di cui è difficile prendersi cura in casa, è la soluzione migliore sia per gli anziani che per i familiari. In genere, infatti, queste condizioni particolari, hanno richieste cliniche molto specifiche o richiedono assistenza ininterrotta, difficile da garantire per i familiari. Lo staff della casa di riposo Domus Santa Rita, altamente qualificato e specializzato nell’assistenza di pazienti affetti da Alzheimer,  si prende cura di ogni suo ospite, offrendo un servizio di qualità. Lo scopo è di creare un ambiente sereno, accogliente e confortevole per migliorare la qualità della vita degli ospiti e stimolarne le residue funzionalità. Contattaci per conoscere tutte le informazioni.

 

Le cause dell’anemia negli anziani.

Nel mantenimento dell’omeostasi della persona anziana, il manifestarsi di anemia senile è un punto cruciale.
Questo perché influisce nettamente sulla funzionalità fisica e di conseguenza sull’eventuale disabilità.

Anche se priva di sintomi e all’apparenza sopportata agevolmente, può comportare il veloce peggioramento di varie patologie.
Inoltre può compromettere in maniera decisiva l’autosufficienza dell’individuo anziano stesso.

Nello specifico, un’anemia non trattata può associarsi a moltissimi altri problemi. Ad esempio astenia, declino funzionale, deficit neurologici e cognitivi, depressione, aumentata possibilità di cadute, problemi cardiovascolari e renali.

In ogni caso, l’anemia può essere catalogata come un agente di rischio indipendente di declino funzionale: anche modesti abbassamenti di emoglobina possono cagionare importanti riduzioni nella disponibilità di ossigeno e contribuire al determinarsi di difficoltà motorie o di franca disabilità.

PATOLOGIE LATENTI COME CAUSA DI ANEMIA SENILE

Nella maggioranza dei casi l’anemia è riconducibile a patologie come: neoplasie, processi infettivi (in particolare se cronici), malnutrizione e carenza di ferro.

Negli anziani, la mancanza di ferro è spesso connessa a problemi di salute pregressi.
In diversi frangenti, invece, l’origine può essere riscontrabile in un deficit nell’assorbimento del ferro stesso.
Così come un’altra causa può essere rintracciabile nella carenza di vitamina B12 ed acido folico, interessati nella formazione degli elementi del sangue come i globuli rossi.

 

 

Il grado di anemia di solito è direttamente proporzionale alla gravità della patologia sottostante. Tuttavia, occorre anche precisare, che non è sempre possibile trovare la causa specifica dell’anemia. Soprattutto nell’anziano, infatti, può dipendere da vari fattori tipicamente legati all’età: riduzione della massa magra, ridotta richiesta di ossigeno, ridotta secrezione di eritroproietina (ormone responsabile della formazione dell’emoglobina e dei globuli rossi dal midollo osseo).

Nel midollo osseo, inoltre, si evidenzia con l’andare avanti dell’età un progressivo abbassamento della riserva funzionale, una riduzione del numero dei precursori staminali e della loro capacità maturativa.

L’insufficienza renale, situazione frequente nelle persone in età avanzata, può accompagnarsi ad anemia in seguito alla ridotta capacità dei reni di secernere eritropoietina. Tale insufficienza renale si associa ad astenia, riduzione della capacità di concentrazione e della memoria, letargia ed aumentata incidenza di morbilità e mortalità cardiovascolare.

La tecnologia al servizio degli anziani: l’utilità degli assistenti vocali.

L’Università della Cattolica ha condotto uno studio sugli anziani, in collaborazione con Data Wizard.
Nello specifico, lo studio era incentrato su come l’utilizzo degli assistenti vocali possa agevolare molte attività quotidiane degli anziani.

Ben tre persone su quattro vedono incrementare il proprio benessere, sia in termini generali che dal punto di vista emotivo e relazionale. Non solo: le persone che hanno partecipato alla sperimentazione hanno riportato una significativa riduzione dello stress psicologico e un miglioramento dell’attitudine personale all’uso della tecnologia.

È evidente come la pandemia abbia accelerato un cambiamento nelle relazioni familiari attraverso l’uso di collegamenti da remoto.

La ricerca ha visto protagonisti 60 uomini e donne tra i 65 e gli 80 anni.
I soggetti hanno ricevuto un dispositivo Alexa e sono state intervistate quattro volte: due settimane prima dell’inizio della sperimentazione, appena prima dell’inizio, alla fine delle due settimane di sperimentazione e dopo altri quindici giorni.

In questo caso il 75% del campione ha dichiarato a fine della sperimentazione di aver visto aumentare il proprio stato di benessere.

Dal punto di vista emotivo il 52% degli intervistati ha dichiarato di aver mantenuto un elevato stato di benessere anche nelle settimane successive alla sperimentazione.

Ma di tutto rilievo è stato anche l’impatto sulle relazioni sociali. Dopo la sperimentazione, ben il 62% degli intervistati ha avuto la sensazione di sentirsi meno solo e il 98% ha espresso una maggior volontà di comunicare con altre persone mediante le nuove tecnologie.

Questa prima sperimentazione dovrà essere consolidata con studi randomizzati e su un campione più vasto.

Tuttavia l’intero campione di persone che ha partecipato all’esperimento, ha dichiarato che utilizzare questo dispositivo è stato divertente e ne raccomanderebbe l’uso ad amici e familiari.

Festività e Covid: i consigli per proteggerci dal virus.

Purtroppo anche quest’anno, le festività natalizie verranno trascorse in maniera particolare.

Nonostante la situazione dal punto di vista sanitario sia sotto controllo, a causa delle varianti del Covid-19, i contagi continuano ad aumentare.
Per questa ragione, è necessario prestare ancora attenzione per proteggerci dal virus.

Tuttavia, la situazione ci consente di riunirci con la nostra famiglia, utilizzando però qualche piccola precauzione.

I consigli per proteggere noi e in nostri cari

Innanzitutto è bene evitare tavolate troppo grandi, in modo limitare il rischio di trovarsi a contatto con persone positive.
Una volta scelta la cerchia di amici o familiari con cui voler trascorrere le feste, un consiglio utile è sicuramente quello di effettuare un tampone.
Ad esempio, se decidete di stare insieme la sera della viglia di Natale, è sufficiente effettuare un tampone il pomeriggio stesso, in modo che sia valido anche per il pranzo del giorno dopo.

Tra le feste di Natale e Capodanno sarà necessario poi ripetere un tampone di controllo, in modo da poter festeggiare di nuovo insieme con più tranquillità.

Ma la maggior parte degli accorgimenti da seguire, riguardano proprio il momento in cui si sta tutti insieme.

Resta fondamentale all’arrivo a casa disinfettarsi le mani, lavarle frequentemente nelle ore successive e gettare la mascherina usata all’esterno.

È importante far arieggiare gli ambienti: aprire le finestre per 10-15 minuti ogni ora o far arieggiare ogni mezz’ora per pochi minuti.
È vero, bisogna fare i conti con il clima, ma si tratta di un piccolo gesto che fa una grande differenza.

Tenere la mascherina nei momenti di svago, quando non si è a tavola, può essere fondamentale per prevenire il contagio.

Inoltre è bene sistemare i posti a tavola in modo distanziato per quanto possibile, così da rendere più difficile la trasmissione del virus.

Purtroppo anche per quest’anno sarà necessario evitare il contatto fisico diretto come baci e abbracci, con la speranza che questi sacrifici possano permetterci di uscire presto da questa situazione.

Anziani e festività: come trovare un punto d’incontro per tutta la famiglia.

Con l’avanzare dell’età dei propri cari possono insorgere difficoltà o necessità che, se gestite in modo non adeguato, potrebbero rovinare l’essenza delle festività.

Le festività stravolgono la routine quotidiana che nell’anziano rappresenta la stabilità che aiuta l’anziano a convivere con le difficoltà portate dall’età.
La regolarità, infatti, rappresenta una vera e propria sfera sicura per gli anziani con patologie.

Per questa ragione, le feste rappresentano nell’anziano una grossa fonte di felicità, ma al contempo anche una fonte di stress.

È molto comune quindi che gli anziani potrebbero essere, con il passare del tempo, meno disposti alle tradizionali feste, più stanchi, meno partecipativi.

Per far funzionare le cose diventa perciò fondamentale trovare un punto di incontro tra il desiderio di festeggiare tutti insieme e le necessità dell’anziano.

Ma come trovare un punto di incontro per tutti i componenti della famiglia?

Se si decide di festeggiare a casa è importante, coinvolgere il più possibile l’anziano nella preparazione della festa, non tanto dal punto di vista fisico e lavorativo, quanto dal punto di vista mentale.

Ad esempio, è bene parlargli dell’evento ogni volta che lo si vede, permettendogli così di prepararsi mentalmente alla “giornata diversa”.
Inoltre in questo modo si crea un’atmosfera di gioia che può aiutarlo a calarsi nella situazione.

Chiedergli consigli per la preparazione e fargli rivivere le feste passate è essenziale per ricordargli di quanto è importante per la famiglia.

Dedicargli una portata, perché era il suo “cavallo di battaglia” alle feste oppure perché particolarmente gradito, può essere un bel gesto che lo farà sentire amato.

 

Se si decide di festeggiare fuori casa, è importante fare partecipare l’anziano nella scelta del locale.

Dev’essere un posto idoneo alle necessità fisiche (comodo, con pochi scalini, vicino possibilmente alla propria abitazione..) e mentali del proprio caro ( non affollato, accogliente, confortevole..)

L’ideale sarebbe un posto già frequentato dall’anziano, poiché, soprattutto in presenza di determinate patologie, è importante per lui sentirsi sempre in un ambito famigliare e tradizionale.

Anziani e sonnolenza: i consigli utili.

Molti anziani si ritrovano a fare i conti con sintomi di stanchezza.
A volte capita che la stanchezza si presenti anche senza aver compiuto alcuno sforzo fisico. In questo caso, si potrebbe trattare di stanchezza di natura fisiologica, probabilmente dovuta a disturbi legati alla sfera del sonno.
Dal punto di vista fisiologico, la continua stanchezza diurna è la sensazione di avere sempre sonno e di dover dormire in orari che comunemente non sono adibiti al riposo.

In alcuni casi, la stanchezza non è sempre fisiologica. Infatti, quando risulta eccessiva e costante, oppure quando è improvvisa, limitando le normali attività quotidiane, potrebbe essere una spia di un disturbo molto più grave. Ad esempio come diabete, ansia o depressione e ciò andrebbe indagato più a fondo col proprio medico curante.

Tuttavia negli anziani gli episodi di assopimento diurno sono molto frequenti e anche dovuti al fatto che, man mano che si invecchia, si tende a soffrire di insonnia, il riposo notturno quindi risulta disturbato e durante la giornata si ha sempre più sonno.

I rimedi

Per combattere la stanchezza negli anziani può essere utile ricorrere ad un’alimentazione equilibrata.
In generale, è importante una giusta assunzione di pesce, ricco di Omega 3 utili al cuore e al resto dei muscoli. Inoltre, sebbene nei confronti di quest’ultima vi siano dei pregiudizi per il suo consumo da parte di persone anziane, anche la carne se assunta correttamente può essere utile.

Un altro prezioso consiglio è quello di bere molta acqua. La disidratazione, molto frequente negli anziani che con il passare degli anni tendono a perdere il senso della sete, è una delle cause principali di stanchezza e di perdita di lucidità mentale.

Per diminuire l’astenia negli anziani è importante anche compiere un minimo di esercizio fisico.
Sebbene possa sembrare una contraddizione, questo contribuisce al miglioramento dell’efficienza muscolare a favore del corpo, del cuore e dei polmoni.
Inoltre ossigena l’organismo e lo depura, aiutandolo a mantenere alto l’umore, scaricando le tensioni sia muscolari che psicologiche.

Il prurito senile: cos’è e come combatterlo.

Il prurito rappresenta un problema piuttosto comune tra le persone anziane.
Si stima che ne soffra circa il 64% della popolazione al di sopra dei 65 anni d’età e che sia più frequente nelle donne.
Spesso perché sottovalutato o erroneamente auto medicato, il problema del prurito non viene risolto e va avanti per molto tempo.
In alcuni casi esso può essere così intenso e ricorrente da influire pesantemente sulla qualità della vita della persona che ne soffre. Le conseguenze sono agitazione, irritabilità, insonnia, perdita di peso, difficoltà nella concentrazione e perfino depressione.
Di cosa si tratta
Il prurito può essere definito come una sensazione spiacevole percepita a livello cutaneo che evoca il desiderio di grattarsi. Può coinvolgere una o più aree del corpo e può essere di intensità mite, modesta o importante. Inoltre può andare incontro a periodi di remissione e ripresentarsi nel tempo.
L’azione di grattarsi inizialmente arreca sollievo da questo fastidiosissimo sintomo, ma successivamente innesca un circolo vizioso in cui si ha il rilascio di mediatori dell’infiammazione.
Le cause non sono sempre facili da individuare, poiché possono essere molteplici. In alcuni casi il prurito è determinato da malattie della pelle, in altri è causato da farmaci, oppure ha un’origine psicosomatica. In altri è semplicemente dovuto ad un’eccessiva secchezza della pelle, ed è il caso del cosiddetto prurito senile.
Il prurito senile
Il prurito senile è la causa più frequente di prurito nelle persone anziane.
In circa l’85% dei casi il prurito è dovuto alla condizione in cui la pelle si presenta particolarmente secca, ruvida, sottile, disidratata e alipidica.
Possibili rimedi

Il trattamento della Xerosi prevede il ripristino del normale stato di idratazione della pelle e dei lipidi mancanti, allo scopo di eliminare il prurito e di prevenire lesioni ed arrossamenti.

Il primo fondamentale step è rappresentato dalla detersione, che non consiste in una semplice rimozione dello sporco ma in un vero e proprio intervento terapeutico. La detersione con acqua calda asporta circa l’80% dei lipidi presenti sulla pelle e i detergenti neutri alterano il ph della cute, facendolo virare verso l’alcalinità.
Il ph fisiologico della nostra pelle è infatti tendenzialmente acido, ed è proprio questa sua caratteristica che la protegge dalle aggressioni esterne.
L’igiene adatta

Un bagno caldo e l’uso di saponi neutri, contrariamente a quanto si pensi, possono peggiorare lo stato di disidratazione della pelle. Per questo, al bagno è preferibile una rapida doccia con l’utilizzo di detergenti specificamente formulati per detergere ed allo stesso tempo idratare le pelli mature.

L’igiene senza risciacquo si esegue con prodotti specifici, anche essi arricchiti con oli carrier, acidi grassi, aminoacidi e creatina, che permettono di eseguire un’igiene perfetta e completa.
Diversi studi dimostrano che essa previene inoltre arrossamenti, lesioni e problematiche della pelle, preservando l’integrità della cute e quindi la sua funzione di barriera.
Dopo la detersione va applicata una crema iperlipidica, specifica per le pelli mature, che restituisca alla pelle i lipidi persi con la detersione, ristabilendo così la normale idratazione e la funzione di barriera della pelle.
Se il prurito è localizzato nelle zone genitali e la persona soffre di incontinenza urinaria o fecale, il prurito potrebbe essere dovuto all’azione irritante delle urine e delle feci.
In questi casi è consigliato l’utilizzo di una crema barriera, che, agendo appunto come una barriera, impedisca alle feci e alle urine di entrare in diretto contatto con la cute, evitando che si verifichi l’irritazione che, in questi casi, è la causa del prurito.