alzheimer

Alzheimer, gli eventi di Settembre

L’Alzheimer, una delle malattie più temute e diffuse della nostra epoca, è purtroppo in continua crescita, dovuta anche e soprattutto al generale l’invecchiamento della popolazione. È dunque fondamentale che si parli e si scriva molto in proposito.

Sono oltre un milione gli italiani colpiti da una qualche forma di demenza e 3 milioni quelli coinvolti nell’assistenza ai loro cari. Ancora forte nella società è lo stigma nei confronti di chi ne soffre e delle loro famiglie, causa la disinformazione.
Per combattere lo stigma verso l’Alzheimer e altre forme di demenza, è stata istituita la Giornata mondiale dell’Alzheimer, nel 1994, grazie all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in collaborazione con l’Alzheimer’s Disease International (ADI).
«Con questo annuale appuntamento, sempre atteso dai familiari delle persone con demenza, dagli operatori sanitari ma anche da tanti cittadini che hanno la voglia e il diritto di informarsi, diamo il via ufficiale alle celebrazioni del VIII Mese Mondiale Alzheimer, che culminerà poi nella Giornata del 21 Settembre» annuncia la presidente della Federazione Alzheimer Italia, Gabriella Salvini Porro.

Allo scopo di combattere la cattiva informazione e dare supporto ai malati, la Federazione Alzheimer Italia ha organizzato una serie di incontri, che avranno inizio mercoledì 11 settembre, a Milano, dedicati ai malati e alle loro famiglie,

«Oltre lo stigma per cambiare l’immagine della demenza».
Nel corso dell’incontro verrà anche presentato il recente sondaggio “Cosa pensi della demenza?”, la più diffusa indagine al mondo mai realizzata sugli atteggiamenti e le convinzioni che le persone hanno nei confronti della malattia di Alzheimer e di tutti gli altri tipi di demenza. Ad aver risposto al questionario preparato da ADI -Alzheimer’s Disease International- sono state 70mila persone. L’obiettivo finale è costruire la base del Rapporto Mondiale Alzheimer 2019, di cui parlerà al convegno l’ospite internazionale Wendy Weidner, responsabile della ricerca e della policy di Adi.
L’ALZHEIMER FEST, LA FESTA NAZIONALE.
Un altro importante appuntamento è anche la terza edizione dell’Alzheimer Fest nazionale che si svolgerà dal 13 al 15 settembre a Treviso, nello spazio dell’ex ospedale psichiatrico di Sant’Artemio e con altri appuntamenti – a Levico Terme e Gavirate, Orvieto.
Tre giorni di arte, poesia, cinema, musica, ballo e incontri per tutti con il sostegno di Aip, Associazione Italiana di Psicogeriatria, partner scientifico, e di SinDem, la sezione dedicata allo studio delle demenze della Società italiana di Neurologia. Queste iniziative sono particolarmente utili a promuovere l’inclusione e la conoscenza di queste patologie neurovegetative, così da aiutare i malati a acquistare dignità nella società, a non essere isolati ed a essere capiti.

Casa di cura alzheimer

Casa di Cura Alzheimer

Il morbo di Alzheimer ha, in genere, un inizio subdolo: le persone cominciano a dimenticare alcune cose, per arrivare al punto in cui non riescono più a riconoscere nemmeno i familiari e hanno bisogno di aiuto anche per le attività quotidiane più semplici.

Le persone affette da Alzheimer possono perdere il senso del tempo e del ciclo delle stagioni, possono avere difficoltà a seguire o partecipare ad una conversazione e avere cambiamenti di umore repentini, passando dalla confusione al sospetto, dalla depressione all’ansia.

E’ la forma più comune di demenza senile, uno stato provocato da una alterazione delle funzioni celebrali che implica serie difficoltà per il paziente nel condurre le normali attività.

La malattia colpisce la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare ma può causare problemi di ogni genere: disorientamento spazio-temporale e stati di confusione. Il decorso della malattia è lento. In presenza di tali disturbi comportamentali, la famiglia può chiedere il ricovero in centri specializzati, come la Casa di Cura Alzheimer a Roma Domus Santa Rita.

Avere a che fare con una persona colpita da questo tipo di demenza non è mai semplice e spesso le famiglie non dispongono delle risorse necessarie per prendersene cura al meglio.

Un persona affetta da Alzheimer, infatti, specie se in fase avanzata, deve essere tenuta costantemente sott’occhio. I ricoveri per i malati di Alzheimer non sono una soluzione di comodo per le famiglie, ma una vera e propria necessità. La Casa di Cura Domus Santa Rita garantisce assistenza medica e infermieristica, grazie allo staff professionale e competente, il pazienze affetto da Alzheimer sarà assistito e aiutato nell’espletamento delle attività quotidiane e di socializzazione.

L’Alzheimer è una malattia degenerativa difficile da gestire in casa, contattaci. Siamo a tua completa disposizione.

Casa di Cura Alzheimer a Roma

Casa di Cura Alzheimer a Roma

Casa di Cura Alzheimer a Roma, il sostegno di cui hai bisogno per la tutela del tuo caro.

La popolazione mondiale invecchia sempre più e, parallelamente, cresce il peso delle malattie invalidanti come l’Alzheimer e la demenza senile. Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza, un termine generale che si riferisce alla perdita di memoria e di altre abilità intellettuali talmente grave da interferire con la vita quotidiana.
Non è semplice stabilire quali siano le vere e proprie cause che portano al morbo di Alzheimer, ma possiamo imparare a riconoscere i segnali più evidenti che tale morbo infligge in ogni soggetto affetto.
La perdita della memoria si colloca sicuramente in cima ai segnali sospetti di malattia, soprattutto per quel che riguarda il dimenticare informazioni apprese di recente, date o eventi importanti.
I soggetti affetti da Alzheimer possono riscontrare problemi nella loro capacità di sviluppare e seguire un programma, dimenticando la procedura esatta di una ricetta, ad esempio, o a ricordare le scadenze nel lungo e nel breve periodo. I pazienti possono avere difficoltà a concentrarsi, impiegando molto tempo per le attività quotidiane di routine.
Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono perdere il senso del tempo e del ciclo delle stagioni, delle stagioni e del passare del tempo, possono avere problemi visivi e cognitivi, come ad esempio non riconoscere nel riflesso di uno specchio la propria persona.
Chi soffre del morbo di Alzheimer può avere difficoltà a seguire o a partecipare a una conversazione, possono lasciare gli oggetti in luoghi insoliti e non essere in grado di tornare sui propri passi per trovarle di nuovo.
E ancora, chi soffre del morbo di Alzheimer può sperimentare cambiamenti nel giudizio o nel processo decisionale, possono iniziare a rinunciare ai propri hobby o svaghi molto cari al paziente prima del manifestarsi della malattia. Ne deriva che l’umore e la personalità delle persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono avere cambiamenti repentini, spaziando dalla confusione, al sospetto, dalla depressione all’ansia.
Quando si affacciano tali disturbi comportamentali, la famiglia può chiedere il ricovero in centri specializzati, come la Casa di Cura Alzheimer a Roma Domus Santa Rita.
Prendersi cura di una persona affetta dal morbo di Alzheimer non è facile: richiede molto tempo e vigilanza attenta, può comportare molta frustrazione sensi di colpa per non riuscire a stare accanto al malato in maniera consona. Presso la Casa di Cura Alzheimer Domus Santa Rita potrai avere tutto il sostegno di cui hai bisogno per la tutela del tuo caro, ed uno staff preparato e cordiale che assisterà il malato in ogni circostanza.
Se hai un caso di Alzheimer in famiglia, contattaci. Siamo a tua disposizione per ogni esigenza.

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Caregivers, non abbandonateci nella lotta all’Alzheimer

Caregivers, sorge l’appello da parte di chi, con la malattia, vive quotidianamente.

Il morbo di Alzheimer è attualmente un fenomeno enorme, che si ingigantisce con l’aumentare dell’invecchiamento generale della popolazione. Le statistiche, infatti, parlano ben 135 milioni di persone affette da demenza (il cui 50- 60% sono casi di Alzheimer).
Solo in Italia, ad oggi, vi sono circa 1,2 milioni di malati, un dato che oltre ad essere umanamente doloroso rappresenta anche una spesa considerevole per lo stato: circa 38 miliardi di euro.
Questi dati, inoltre, escludono tutte le persone non colpite direttamente dalla malattia ma che si dedicano all’assistenza e alla tutela dei malati di alzheimer. Sono proprio queste persone, in numero non indifferente, a chiedere di non essere lasciate a sé stesse, proponendo al ministero di stanziare dei fondi specifici.

«Il supporto medico è ovviamente necessario, ma lo sono anche quelli psicologico e legale per i parenti. Che invece si trovano da soli, anche se noi associazioni diamo un aiuto» afferma in proposito Possenti della Federazione Alzheimer, la maggiore organizzazione nazionale non profit dedicata al tema e formata in prevalenza da familiari di persone con demenza. Perché la ricerca della «pillola magica per la cura è importante – sottolinea – ma lo è di più il sostegno concreto sull’oggi. In Italia dal 2015 esiste un Piano demenze ben fatto, ma come la nostra Costituzione – sottolinea – l’importante è che sia applicato. E qui si cade, perché non prevede finanziamenti, che invece servono, e deve essere implementato a livello regionale».

I finanziamenti andrebbero infatti a sostenere concretamente le famiglie per quanto concerne l’assistenza, l’organizzazione dei servizi e la gestione del malato. Se pensiamo infatti alle onerose spese in farmaci, strutture, e all’eventualità per nulla remota che uno dei familiari sia costretto a tagliare o ad eliminare l’opportunità di un lavoro a fini assistenzialistici, gli assegni di accompagnamento ad ora disponibili risultano quasi irrisori a fronte del problema.

Più finanziamenti, più attenzione, più cura per un problema che sta assumendo dimensioni fin troppo importanti per essere ignorato. Questo l’appello dei coraggiosissimi caregivers.

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L’Alzheimer non ci ruberà l’amore

È una storia di amore e di legami, quella di Herbert e Audrey, i due anziani canadesi che l’Alzheimer non è riuscito a dividere.

Herbert e Audrey vivevano nella stessa casa di riposo: Villa Vittoria, nel New Brunswick in Canada. Poi, prima di Natale, la malattia che aveva colpito Herbert già tempo prima peggiora considerevolmente, obbligando i responsabili a rivolgersi alla figlia della coppia perché siano presi i provvedimenti adeguati: Herbert deve essere trasferito in una nuova struttura, in grado di fornigli l’assistenza di cui ha bisogno.
Si era così divisa una coppia che divisa non era mai stata: l’Alzheimer aveva tolto ad Herbert e ai suoi cari quella quotidianità e quella vicinanza che ancora rendeva piacevole la vita.
Così, quando in occasione del Natale la coppia si è temporaneamente riunita, la figlia Diane ha postato sui social una meravigliosa foto dei due genitori insieme, nella speranza di portare una sensibilità nuova nel settore, al di là delle regole e delle dure restrizioni della malattia.
Oggi, la storia di Herbert ed Audrey ha un lieto fine: una casa di riposo è disposta ad accoglierli entrambi, e non è molto distante dalla figlia.
Una storia di persone semplici, che ci insegna come l’Alzheimer, per quanto insidioso, non possa portar via i sentimenti ed i legami forti.
Una storia simile è quella di Piet Hogenboom, olandese che, nonostante non parli quasi più a causa del morbo di Alzheimer, non ha ancora dimenticato quanto ami cantare.
Il mondo è pieno di coppie come Herbert ed Audrey, e pieno di persone come Piet… Persone fatte di passioni, di legami, di amori indissolubili, che l’Alzheimer semplicemente non può portare via.

Perdita della memoria, ecco una possibile cura

Perdita della memoria, trovato un possibile trattamento

La novità giunge da uno studio tutto italiano, che sembra aver individuato un nuovo strumento in grado di contrastare uno dei maggiori sintomi del morbo di Alzheimer.
Il gruppo di ricercatori della Fondazione Santa Lucia Irccs, guidato da Giacomo Koch, ha infatti trovato nella stimolazione magnetica transcranica (Tms) un valido alleato contro la perdita della memoria.
Lo studio, pubblicato su “NeuroImage”, ha portato un miglioramento del 20% nella memoria dei pazienti trattati con sedute di stimolazione cerebrale indolore.
Ma come funziona la Tms?
Questa innovativa terapia fa uso di campi magnetici che attraversano la scatola cranica e si trasformano in impulsi elettrici, stimolando così la riattivazione delle connessioni tra sinapsi e neuroni che sono alla base dello scambio di messaggi tra le diverse aree del nostro cervello e quindi alla base di tutte le sue funzioni.
I ricercatori si sono concentrati su una particolare rete neurale, il ‘default mode network’, che consiste in un’area centrale e relativamente profonda del cervello connessa con l’ippocampo. Tale zona influenza non soltanto i nostri ricordi ma anche la nostra consapevolezza dell’ambiente e della situazione in cui siamo, capacità che l’Alzheimer porta via progressivamente.
“Studi internazionali stanno facendo emergere in modo sempre più chiaro – osserva Koch – che la stimolazione magnetica transcranica, quando viene applicata in modo continuativo, mostra effetti neuroriabilitativi anche nel trattamento di deficit neuromotori e cognitivi provocati da altre patologie, come l’ictus cerebrale e la sclerosi multipla. E’ utilizzata pure per il trattamento di disturbi di ansia, schizofrenia e malattia di Parkinson”.
Accanto allo studio dei sui effetti neuroriabilitativi, il gruppo di ricerca si sta concentrando sull’utilizzo della Tms come biomarcatore dell’Alzheimer, così da poter rilevare in modo precoce segnali della malattia.

Per conoscere di più sull’argomento, leggi questo articolo.

alzheimer e parkinson

ALZHEIMER E PARKINSON, RINUNCIA ALLA RICERCA

Alzheimer e Parkinson, la resa di Merck e Pfizer alla ricerca di una cura.

Ogni giorno, tantissimi ricercatori in un tutto il mondo fanno la loro parte nella lotta contro due delle malattie più temute e insidiose della nostra epoca: Alzheimer e Parkinson. Ma gli scarsi risultati, a fronte di notevoli spese, ha portato due grandi società farmaceutiche all’abbandono della ricerca e a deviare gli investimenti e le proprie risorse verso altri campi di ricerca.
Non è stato del tutto abbandonato il fronte delle malattie neurologiche, tuttavia questa brusca decisione delude molte speranze e rappresenta una spiacevole sopresa anche per coloro che erano impiegati nella ricerca: circa 300 posti di lavoro sono infatti a rischio.
Superando l’iniziale amarezza alla notizia, si può ben comprendere la decisione presa dalle società farmaceutiche: nell’ultimo decennio, i farmaci sperimentali contro l’Alzheimer hanno ripetutamente fallito nel rallentare la malattia che distrugge la memoria. Alla fine dello scorso anno, un farmaco anticorpo infuso nei corpi dei pazienti, prodotto da Eli Lilly, non ha avuto un effetto significativo sulla malattia. In precedenza, nel 2012, anche un farmaco messo a punto dalla stessa Pfizer, in joint venture con Johnson &Johnson ed Elan Pharmaceuticals, simile al farmaco Lilly, aveva fallito il suo scopo.
Abbandonare la speranza, tuttavia, è fuori questione. Anche se negli ultimi anni nessun farmaco ha ottenuto il risultato sperato, sono moltissime le scoperte che ci hanno aiutato a conoscere più profondamente la malattia e a rallentarne, seppur parzialmente, il decorso.
Al lavoro su Alzheimer e Parkinson vi sono ancora molti ricercatori e la scoperta di una cura è ancora possibile!

dieta mediterranea

Dieta mediterranea, prevenzione da Alzheimer

Anche un’alimentazione corretta è in grado di rallentare i sintomi dell’Alzheimer: a dirlo, sono i ricercatori che, pur precisando che non si tratti di un’autentica cura, accennano agli innumerevoli vantaggi di una dieta salutare, e soprattutto di una dieta mediterranea, contro l’insorgere del morbo di Alzheimer.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “The Lancet Neurology” si riferisce soprattutto ad acidi grassi omega 3, fosfolipidi, vitamine del gruppo B, Vitamine C ed E, selenio, colina e uridina monofosfato.
Pare infatti che l’assunzione giornaliera di questi diversi nutrienti possa diventare a tutti gli effetti un’efficace argine alla progressione delle malattie neurodegenerative.
Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, ha coinvolto 311 pazienti con Alzheimer, provenienti da diverse nazioni e suddivisi in due gruppi: al primo è stata fornita per due anni la bevanda funzionale in studio, all’altro una bevanda di controllo di pari contenuto energetico. Ciò ha permesso di osservare come l’atrofia cerebrale si sia gradualmente ridotta, nello specifico dei volumi dell’ippocampo, responsabili dei deficit di memoria, e dei ventricoli, che risultato dilatati nel caso degli affetti da Alzheimer.
La dieta mediterranea può essere dunque un notevole aiuto alla prevenzione: stiamo infatti parlando soprattutto nutrienti contenuti in cereali integrali, frutta, verdura e pesce azzurro.
Come già ribadito, non si tratta sicuramente di una cura, ma si è già dimostrata l’importanza di uno stile di vita sana per una corretta prevenzione delle più insidiose malattie neurodegenerative.
“È ormai dimostrato che un regime alimentare povero di zuccheri semplici, sale, grassi e proteine animali ha un effetto protettivo sulla fitta rete di neuroni” – spiega appunto Elio Scarpini, dirigente dell’unità dipartimentale malattie neurodegenerative dell’ospedale Maggiore Policlinico di Milano – “Stesso discorso può essere esteso al fumo, altrettanto pericoloso per la mente. Un regime alimentare povero ci difende dal rischio di andare incontro alle malattie neurodegenerative”.

La progressione dell’Alzheimer attraverso un lavoro all’uncinetto

Come si può spiegare l’effetto quotidiano che il morbo di Alzheimer ha sulla mente di chi ne soffre?
Un utente su Reddit ha scelto di raccontarlo attraverso il lavoro all’uncinetto di sua madre.
La foto non necessita di descrizioni, ed è in grado da sola di esprimere i sentimenti di un figlio che si trova ad affrontare il deterioramento mentale del proprio genitore, un giorno dopo l’altro.
Quando mi sono imbattuto nel lavoro all’uncinetto che faceva durante i primi stadi di Alzehimer, mi sono reso conto che era una metafora del suo soccombere alla malattia – ha spiegato l’autore della foto – I quadrati rappresentano la sua progressione nel corso del primo e del secondo anno, la fase precoce (l’Alzheimer le è stato diagnosticato all’età di 54 anni, io ne avevo 22). Non ricordo esattamente quando ha smesso di essere in grado di lavorare all’uncinetto per sempre: per un po’ ha fatto i quadrati, poi i cerchi, poi piccoli pezzi senza forma, finché non è arrivata al punto in cui si portava dietro gli aghi e il filo senza lavorare più”.
L’Alzheimer appare senza dubbio come la malattia più preoccupante della nostra epoca, e le armi a disposizione, purtroppo, sono ancora poche. Ecco perché è importante imparare a conoscerla, soprattutto dal vissuto di chi da anni lo affronta.
Per informazioni e supporto, contatta la Domus Santa Rita.

anziani social

Anziani social, come prevenire l’Alzheimer

Anziani social: imparare a fare cose nuove aiuta a tenere la mente attiva.

Si tratta di un assunto di cui già conosciamo la validità: spesso è consigliato, soprattutto ai più anziani, di tenere il cervello in allenamento cimentandosi in nuove attività o in giochi che richiedono un certo esercizio mentale, quali scacchi, carte o sudoku.
Il cervello, infatti, è un organo plastico che subisce inevitabilmente lo scorrere del tempo e, superato l’apice dell’efficienza mentale verso i 25 anni, si iniziano a perdere circa centomila neuroni al giorno: ciò vuol dire che a 50 anni quasi un quarto del nostro potenziale nervoso è perduto.
E’ quindi fondamentale riuscire a tenere in continuo allenamento le nostre facoltà e, secondo Giuseppe Alfredo Iannoccari, docente di neuropsicologia alla statale di Milano, internet può aiutare. “Like” e “tweet” non saranno forse un elisir di giovinezza, ma aiutano a tenere la mente in allenamento e a prevenire l’Alzheimer.
Eppure di anziani social non ne esistono molti, e ben pochi ultrasessantenni possiedono un profilo Facebook o Twitter. Addirittura nel Lazio soltanto il 22% ne possiede uno… e in base ai dati Istat, è la regione d’Italia dove si ricorre più spesso ad Internet.
In occasione della Settimana della prevenzione dell’invecchiamento mentale, che si terrà dal 19 al 24 settembre con il patrocinio del Ministero della Salute, vi lasciamo con questo prezioso consiglio: diventate “social”, navigate e scrivete post su Facebook! Questo vi permetterà di tenere in allenamento le capacità cognitive e magari anche di fare nuove conoscenze!